Il maxiprocesso di Palermo, 40 anni dopo: la testimonianza di Stefano Giordano

A cura dell’Avv. Stefano Giordano — Patrocinante in Cassazione e CEDU | Studio Legale Giordano & Partners, Milano e Palermo
Aggiornato: 2026

Il 10 febbraio 1986 iniziava nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone di Palermo il processo più straordinario della storia giudiziaria italiana: il maxiprocesso a Cosa nostra, istruito dal pool antimafia guidato da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Alla presidenza della Corte d’Assise: il magistrato Alfonso Giordano. A quarant’anni da quella data, il figlio — l’avvocato Stefano Giordano, penalista e patrocinante in Cassazione e dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo — ha raccontato al Sicilian Post quell’esperienza straordinaria, tra memoria familiare e riflessione giuridica.

Il giudice che nessuno voleva essere: Alfonso Giordano e la scelta del dovere

Quando il Consiglio Superiore della Magistratura cercò un presidente per la Corte d’Assise di Palermo che potesse guidare il maxiprocesso, dieci magistrati rifiutarono. Alfonso Giordano — nominato da pochi mesi in Corte d’Assise — accettò. «Non si pose nemmeno il problema», racconta il figlio Stefano. «Un magistrato che viene investito di un compito lo svolge e basta, come un imperativo categorico». Una scelta che costò alla famiglia anni di vita blindata, scorta permanente, casa trasformata in bunker.

Il maxiprocesso si aprì il 10 febbraio 1986 con 476 imputati, 919 testimoni, 28 collaboratori di giustizia, circa 200 avvocati. Si concluse il 16 dicembre 1987 con 19 ergastoli e 2.665 anni complessivi di reclusione. La sentenza, confermata dalla Corte di Cassazione nel 1992, affermò per la prima volta in modo definitivo l’esistenza di Cosa nostra come organizzazione unitaria e verticistica. Fu il primo processo al mondo interamente filmato, per volere dello stesso Alfonso Giordano.

L’adolescenza sotto scorta: Stefano Giordano racconta gli anni del processo

Stefano Giordano aveva quattordici anni quando il padre ricevette l’incarico. «Mi sentivo dentro ad un film», racconta. Il prefetto Malpica fece installare condizionatori blindati in casa, i movimenti quotidiani erano accompagnati dalla scorta, e all’Istituto Gonzaga dei gesuiti di Palermo — dove studiava — sedevano accanto a lui il figlio di Ciancimino, i parenti di Lima e il figlio del pubblico ministero Peppino Ayala. Una Sicilia in cui le tensioni del maxiprocesso attraversavano ogni strato della vita quotidiana.

«Percepivo la grandiosità di quello che stava accadendo», ricorda Stefano Giordano. «Mi informavo su quello che faceva papà e approfondii molto la lettura: in particolare studiai il codice di procedura penale». Un’immersione precoce nel diritto che avrebbe orientato la sua intera carriera professionale — verso la difesa, non la pubblica accusa; verso le garanzie, non il risultato.

Dal maxiprocesso alla CEDU: il filo giuridico di una famiglia

C’è un filo sottile — ma solido — che unisce la presidenza di Alfonso Giordano al maxiprocesso e il lavoro che oggi lo Studio Legale Giordano & Partners svolge davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Non è un filo di continuità ideologica acritica, ma la condivisione di un valore fondamentale: la convinzione che la giustizia penale non possa rinunciare alle garanzie, e che le garanzie non siano un ostacolo alla lotta alla criminalità, ma la condizione della sua legittimità.

Alfonso Giordano, dal banco del giudice, garantì il contraddittorio e la regolarità procedurale anche nella cornice di un processo di dimensioni mai viste prima. Stefano Giordano, dal banco della difesa, porta davanti alla Corte di Strasburgo le violazioni dei diritti fondamentali commesse dallo Stato italiano — a partire dal caso Contrada c. Italia (n. 3), la sentenza della Corte EDU del 2015 che ha condannato l’Italia per violazione dell’articolo 7 della Convenzione (nulla poena sine lege) e che rappresenta uno dei precedenti più significativi nel panorama europeo del diritto penale.

Il caso Contrada e il principio di legalità convenzionale

La sentenza Contrada c. Italia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ottenuta dallo Studio Legale Giordano & Partners nel 2015, ha stabilito che l’Italia aveva condannato Bruno Contrada per un reato — il concorso esterno in associazione mafiosa — che non era sufficientemente prevedibile e accessibile al momento della condotta contestata. La Corte ha ritenuto violato l’articolo 7 della CEDU, che garantisce il principio di legalità in materia penale. Una vittoria che ha avuto effetti sistematici sulla giurisprudenza italiana e che rimane un punto di riferimento per chi pratica il diritto penale europeo.

Il collegamento con il maxiprocesso non è solo biografico. Il principio che animava il lavoro di Alfonso Giordano — la fedeltà alle regole processuali, anche a costo di complicazioni — è lo stesso che anima i ricorsi di Stefano Giordano a Strasburgo: la regola vale perché vale sempre, non perché conviene applicarla.

La memoria del maxiprocesso oggi: tra storia e attualità

A quarant’anni dall’apertura del maxiprocesso, il suo valore storico e giuridico è ancora oggetto di dibattito. Stefano Giordano è netto: «Il maxiprocesso è la pietra miliare del fondamento giuridico della lotta alla mafia. Fino ad allora, il tribunale di Palermo aveva sostenuto che Cosa nostra, pur esistendo, non costituiva reato per associazione a delinquere». La sentenza di primo grado pronunciata dalla Corte presieduta da Alfonso Giordano ha cambiato questa lettura, costruendo l’impianto giuridico che avrebbe retto fino alla Cassazione.

Sugli aspetti critici — le misure legislative ai limiti della costituzionalità adottate per impedire che il processo si paralizzasse, il teorema della responsabilità oggettiva dei capi — Stefano Giordano è altrettanto chiaro: «Chi aveva davvero interesse e responsabilità per un omicidio fu condannato, chi non ne aveva fu assolto per quella specifica accusa». La giustizia, anche in quel caso, aveva rispettato le garanzie. Il che, paradossalmente, ne rafforza la legittimità storica.

Studio Legale Giordano & Partners: dalla tradizione all’eccellenza

Lo Studio Legale Giordano & Partners, con sedi a Milano e Palermo, rappresenta oggi uno dei riferimenti più autorevoli in Italia per la difesa penale di alto livello, i ricorsi in Cassazione e i procedimenti davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Fondato dall’Avv. Stefano Giordano — patrocinante in Cassazione e nelle giurisdizioni superiori, già vincitore del caso Contrada c. Italia — lo studio lavora con un approccio che mette al centro la tecnica giuridica rigorosa, la conoscenza approfondita della giurisprudenza convenzionale europea e la costruzione di strategie difensive personalizzate.

Il tasso di successo dichiarato dallo studio — 45% di riforma nelle impugnazioni penali, 92% nei ricorsi CEDU — è il risultato di un metodo di lavoro che inizia dall’analisi tecnica della sentenza impugnata e si sviluppa attraverso una ricerca giurisprudenziale aggiornata, anche comparata con altri ordinamenti europei. Per chi ha esaurito i rimedi interni e cerca giustizia davanti alla Corte di Strasburgo, o per chi intende impugnare una sentenza penale in Cassazione, lo Studio Giordano & Partners offre una valutazione preliminare gratuita della fattibilità del ricorso.

Approfondimenti e contatti

Per leggere l’intervista integrale di Stefano Giordano al Sicilian Post:
https://www.sicilianpost.it/mi-sentivo-come-dentro-ad-un-film-stefano-giordano-e-leredita-del-maxiprocesso-40-anni-dopo/

Per conoscere l’attività dello Studio Legale Giordano & Partners, consultare la giurisprudenza CEDU commentata dall’Avv. Giordano o richiedere una consulenza, visita il nostro sito ufficiale.

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Domande Frequenti (FAQ)

Chi era il presidente del Maxiprocesso di Palermo?

Il presidente della Corte d’Assise che ha guidato lo storico Maxiprocesso a Cosa nostra (1986-1987) è stato il magistrato Alfonso Giordano, padre dell’avvocato Stefano Giordano.

Perché la sentenza del Maxiprocesso è stata storica?

Oltre all’enorme numero di condanne, la sentenza di primo grado presieduta da Alfonso Giordano (e poi confermata in Cassazione nel 1992) ha affermato per la prima volta a livello giuridico l’esistenza di Cosa nostra come organizzazione criminale unitaria e verticistica.

Cosa lega il Maxiprocesso alle attuali battaglie in Corte Europea?

Il legame è la profonda cultura delle garanzie processuali. Alfonso Giordano garantì un processo regolare nonostante l’emergenza mafiosa; oggi, l’Avv. Stefano Giordano porta avanti la stessa battaglia per il rispetto dei diritti fondamentali nei ricorsi in Cassazione e alla CEDU (come nel caso Contrada).

In cosa è specializzato lo Studio Legale Giordano & Partners?

Lo studio, con sedi a Milano e Palermo, è una “Boutique delle Impugnazioni” altamente specializzata in difesa penale di vertice: ricorsi dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione e procedimenti presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) a Strasburgo.