Perquisizione o sequestro a Milano: cosa puoi fare subito per difenderti

Perquisizione o sequestro a Milano: cosa fare subito per difenderti
A cura dell’Avv. Stefano Giordano — Patrocinante in Cassazione e CEDU | Studio Legale Giordano & Partners
Aggiornato: maggio 2026

È mattina presto. Suonano alla porta. Oppure è in ufficio, durante una riunione. O ancora è la notifica di un decreto di sequestro su un conto corrente o su beni intestati a te o alla tua azienda. In tutti questi casi c’è una costante: l’improvvisazione. E ogni azione — giusta o sbagliata — conta.

Una perquisizione arriva all’improvviso — e ogni azione conta

In tutti questi casi c’è una costante: l’improvvisazione. Arrivano quando non te lo aspetti, con documenti tecnici difficili da leggere nell’immediato, con agenti che hanno procedure precise da seguire e che non sempre spiegano cosa sta succedendo in modo comprensibile. Chi non sa come comportarsi in quei momenti rischia di aggravare significativamente la propria posizione — spesso senza rendersene conto.

A Milano, dove la Procura gestisce procedimenti di grande complessità — reati tributari, reati economici, corruzione, reati societari — le perquisizioni e i sequestri sono strumenti investigativi frequenti e molto incisivi. Capire come reagire è fondamentale. La giurisprudenza della Corte EDU ha chiarito in più occasioni che le attività investigative invadono una sfera protetta: la CEDU interviene a tutela della vita privata quando le operazioni degli organi investigativi superano i limiti ammissibili — e questo vale anche per le perquisizioni.

Cosa è una perquisizione e cosa autorizza davvero

La perquisizione è un atto di polizia giudiziaria disciplinato dagli artt. 247 e seguenti del codice di procedura penale. Deve essere autorizzata da un decreto motivato del PM, deve riguardare luoghi o persone specifici, e deve essere finalizzata alla ricerca di cose pertinenti al reato per cui si procede. Non è un’autorizzazione a rovistare ovunque e prendere tutto: ha limiti precisi, anche se nella pratica questi limiti vengono spesso sfumati.

Il primo diritto che hai durante una perquisizione è quello di farsi assistere da un avvocato — o almeno di avvisarlo immediatamente. Se ti è fisicamente possibile, chiama il tuo difensore non appena gli agenti entrano. Non è un atto ostile: è un diritto garantito dalla legge. Gli agenti non possono impedirti di effettuare questa chiamata.

Il secondo diritto è quello di leggere il decreto di perquisizione prima che l’operazione inizi. Esigi di vedere il documento, leggilo con attenzione (o fallo leggere al tuo avvocato se è già presente), e verifica: chi è l’indagato, per quale reato si procede, quali luoghi o oggetti sono specificamente indicati nel decreto. Se la perquisizione eccede i limiti del decreto, la prova raccolta potrebbe essere inutilizzabile.

Il sequestro: quando è legittimo e quando si può contestare

Il sequestro può essere preventivo (per impedire che una cosa pertinente al reato venga dispersa) o probatorio (per acquisire elementi di prova). Entrambi devono avere una base giuridica precisa e rispettare i principi di proporzionalità e adeguatezza.

Uno degli errori più frequenti degli organi investigativi — soprattutto nei procedimenti economici complessi — è il sequestro “a strascico”: si sequestrano hard disk interi, archivi completi, server aziendali, quando la misura era stata autorizzata per documenti specifici relativi a un periodo temporale preciso. Ogni sequestro che eccede il decreto è un sequestro illegittimo — e quindi impugnabile.

⚠ Termine perentorio: 10 giorni

Lo strumento per contestare la legittimità di un sequestro è la richiesta di riesame al Tribunale del Riesame (art. 324 c.p.p.), che deve essere presentata entro dieci giorni dall’esecuzione del sequestro. È un termine perentorio: non ci sono proroghe, non ci sono eccezioni. Chi non lo rispetta perde definitivamente la possibilità di contestare il sequestro nella sede cautelare.

Cosa NON fare durante una perquisizione

  • Non opporre resistenza fisica o verbale agli agenti. Non importa quanto la perquisizione ti sembri illegittima o infondata: la contestazione si fa nelle sedi processuali appropriate, non sul momento. Ogni comportamento che possa essere interpretato come ostruzionismo aggrava la posizione processuale e può integrare reati autonomi.
  • Non firmare il verbale di perquisizione senza averlo letto attentamente — e meglio ancora, senza che il tuo avvocato lo abbia esaminato. Il verbale documenta cosa è stato trovato, cosa è stato sequestrato, come si è svolta l’operazione. Le imprecisioni o gli errori nel verbale, se non contestati nell’immediatezza, diventano molto più difficili da correggere in seguito.
  • Non rispondere a domande degli agenti durante l’operazione, anche se sembrano informali o amichevoli. Qualsiasi dichiarazione spontanea può essere verbalizzata e usata. Se hai qualcosa da dire, lo dirai al tuo avvocato, che deciderà se e come produrre quella dichiarazione nelle forme processuali corrette.

Cosa fare immediatamente dopo

Appena l’operazione è terminata, procedi subito con il tuo difensore a:

  1. Ricostruire cronologicamente cosa è successo: luoghi perquisiti, oggetti sequestrati, dichiarazioni fatte dagli agenti, eventuali irregolarità nell’esecuzione
  2. Verificare se ci sono vizi nel decreto o nell’esecuzione della perquisizione — e documentarli immediatamente
  3. Valutare se presentare istanza di riesame sul sequestro entro i termini di legge (10 giorni, perentori)
  4. Raccogliere tutta la documentazione rilevante ancora in tuo possesso prima che possano arrivare ulteriori misure

Ogni ora che passa senza una risposta difensiva organizzata è un’ora in cui l’accusa consolida la propria posizione. La velocità di reazione della difesa è, in questi casi, direttamente proporzionale all’efficacia della stessa. Lo Studio Legale Giordano & Partners ha costruito la propria credibilità professionale a Milano proprio sulla capacità di operare in situazioni di urgenza — come dimostra anche la vicenda in cui il Consiglio Distrettuale di Disciplina del Foro di Milano ha archiviato l’esposto disciplinare presentato contro l’Avv. Stefano Giordano: indipendenza e rigore nelle situazioni più pressanti.

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Avv. Stefano Giordano
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Patrocinante in Cassazione e CEDU

Domande Frequenti (FAQ)

Possono portarmi in arresto durante una perquisizione?

Sì, ma solo se durante la perquisizione emergono elementi che giustificano una misura cautelare autonoma — ad esempio, la flagranza di un reato o il rinvenimento di materiale tale da giustificare un arresto in flagranza. La semplice perquisizione, di per sé, non comporta la privazione della libertà. Se vieni fermato o arrestato durante o dopo una perquisizione, hai il diritto immediato all’assistenza di un difensore. È bene sapere che le condizioni di eventuali detenzioni successive sono autonomamente tutelate: condizioni di detenzione e art. 3 CEDU: quando il carcere diventa una violazione dei diritti umani.

Possono perquisire i miei familiari o il domicilio di terzi?

Solo se il decreto lo autorizza specificamente. La perquisizione deve essere circoscritta ai luoghi e alle persone indicate nel decreto del PM. Una perquisizione estesa a luoghi o persone non indicati nel decreto è illegittima — e le prove così acquisite possono essere dichiarate inutilizzabili. Sul piano dei diritti fondamentali, il domicilio e la vita privata delle persone non indagate godono di protezione autonoma: il diritto alla vita privata garantito dall’art. 8 CEDU è stato oggetto di importanti pronunce della Corte EDU anche in casi dove l’ingerenza investigativa coinvolgeva soggetti terzi: quando Strasburgo protegge i diritti delle persone coinvolte indirettamente nelle misure statali.

Hanno sequestrato beni aziendali: posso chiedere la restituzione?

Sì. La restituzione dei beni sequestrati può essere richiesta in diversi modi: tramite la richiesta di riesame al Tribunale del Riesame (entro 10 giorni), tramite istanza di restituzione al PM o al GIP, oppure — nelle situazioni più complesse — nell’ambito di un’impugnazione più ampia della misura cautelare reale. Se il sequestro riguarda beni di un’azienda e ha generato conseguenze patrimoniali significative, può anche aprirsi un profilo di responsabilità civile dello Stato nei casi di sequestro rivelatosi illegittimo: una valutazione specifica con attenzione ai profili sia penali che civili è disponibile attraverso il servizio ricorsi in Cassazione civile dello Studio.

Cosa succede se la perquisizione non porta a niente? Rimane traccia?

Sì. Il verbale di perquisizione viene depositato nel fascicolo del PM — e rimane lì anche se non viene trovato nulla di rilevante. Questo significa che la perquisizione, anche se “negativa”, lascia una traccia processuale che documenta lo status di indagato o di soggetto di interesse investigativo. In certi contesti professionali e reputazionali, questa traccia ha conseguenze reali anche in assenza di un procedimento penale successivo. È uno dei motivi per cui — paradossalmente — alcune delle situazioni più pericolose sono quelle in cui nulla viene trovato ma la perquisizione stessa diventa pubblica. Come ricorda la riflessione su il paradosso della legge: quando le procedure formalmente corrette producono risultati ingiusti, la legalità formale non è sempre sinonimo di giustizia sostanziale.

Posso fare ricorso alla CEDU se la perquisizione ha violato la mia privacy?

Sì, in certi casi. L’art. 8 CEDU tutela il diritto al rispetto della vita privata e del domicilio — e questo diritto può essere violato da una perquisizione sproporzionata, non sufficientemente motivata, o che ha ecceduto i limiti del decreto. Per procedere a Strasburgo è però necessario aver esaurito tutti i rimedi interni: riesame, eventuale ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame, e qualsiasi altro strumento previsto dall’ordinamento italiano. Solo dopo aver percorso questa strada — e solo entro quattro mesi dalla decisione definitiva interna — è possibile adire la Corte EDU.

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Aggiornato: maggio 2026